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Nov 7, 2006
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by Anonymous
RECENSIONE:
Sogno di una notte di mezza estate
By William ShakespeareArticolo scritto da Anna Valdemarca.
L'amore è una forza che non può essere repressa, in quanto l'amore è un sentimento insito nell'uomo. A volte però accade che il vero amore incontri degli ostacoli nel suo percorso, per esempio quando a decidere il matrimonio sono i genitori, senza considerare i veri e nobili sentimenti del figlio o della figlia; ed è proprio quando la strada del vero amore si aggroviglia, che anche la stessa vita sembra perdere di significato.
Queste tematiche inerenti all'amore trovano ampiamente spazio nella commedia "Sogno di una notte di mezza estate" (A Midsummer Night's Dream) di William Shakespeare, che è una delle opere più celebri e rappresentate dell'autore.
La data di composizione è incerta, ma l'opera molto probabilmente è stata composta tra il 1595 e il 1596, mentre l'autore stava già lavorando ad un'altra celebre opera teatrale, "Romeo e Giulietta".
La commedia, ambientata ad Atene nei tempi della Grecia antica, è un intreccio di più storie che si sovrappongono, si complicano e si sciolgono a lieto fine nell'epilogo.
La storia fantastica si apre con l'imminente celebrazione delle nozze tra il duca di Atene, Teseo, e la regina delle Amazzoni, Ippolita. Il nome Teseo sembra preannunciare il carattere aggrovigliato della storia; infatti nella mitologia greca Teseo è colui che libera gli Ateniesi dal Minotauro, mostro dalla testa taurina e dal corpo umano, rinchiuso dal re Minosse in un labirinto.
A questa storia d'amore se ne aggiungono altre due, che solo nell'epilogo finale riescono a stabilizzarsi, dopo una serie di equivoci e di magie compiute da un folletto, Puck, e dal re delle fate, Oberon: da una parte c'è l'amore che unisce la bella Ermia e Lisandro, due giovani ai quali fin dall'inizio era stata negata la possibilità di sposarsi, per volontà del padre della stessa Ermia, dall'altra c'è l'amore tra Elena e Demetrio, che solo alla fine della commedia viene corrisposto.
Ad animare e a divertire la storia è la messa in scena di una rappresentazione popolare sul tema di Piramo e Tisbe, per festeggiare il matrimonio, in cui gli attori non sono che dei semplici artigiani. Risolti i vari equivoci, emerge così nel lieto fine una leggera vena di comicità, che scaturisce dalla buffa rappresentazione della tragedia di Piramo e Tisbe, durante la celebrazione delle nozze.
Anche la conclusione dell'opera è particolare: il folletto Puck entra in scena e dice che se lo spettacolo non è piaciuto al pubblico, questo può fingere di aver dormito e considerare lo spettacolo come il prodotto di un sogno. Questa conclusione è in realtà doppia: il folletto si rivolge al pubblico presente allo spettacolo all'interno della storia, ma anche in qualche modo ad un reale pubblico che assiste alla messa in scena dell'intera opera teatrale o ad un eventuale lettore. E così, alla fine dell'opera, anche uno spettatore o un lettore può considerare tutta la storia un mondo fantastico, un sogno.
Grazie all'originalità dell'autore, nell'opera si fondono elementi appartenenti sia alla cultura classica, che medievale, che rinascimentale: l'autore infatti trae degli spunti dal mito di Piramo e Tisbe, tratto dalle "Metamorfosi" di Ovidio, e dall' "Asino d'oro" di Apuleio, così come si ispira a Chaucer, vissuto nel XIV secolo e ritenuto il padre della letteratura inglese, e all' Ariosto.
Nell'opera si possono riscontrare dei tratti comuni all' "Orlando furioso" di Ariosto: ne sono esempi la serie di equivoci che complica e allo stesso tempo anima la vicenda, l'inserimento di personaggi magici e fantastici (come le fate e i folletti), l'ambientazione della storia nel bosco, che è un luogo di incontri e di misteri e metaforicamente rappresenta la vita umana con i suoi intrichi, la narrazione di una vicenda che si sviluppa in una dimensione orizzontale.
Il linguaggio aderisce perfettamente alla materia portante trattata e quindi è un linguaggio ricercato, dolce (anche se a volte un po' troppo sdolcinato), ricco di aggettivi, di belle espressioni e di figure retoriche, che richiamano molto alla sfera visiva: "è l'occhio tuo come polare stella", "assassina, serena e splendente sei", "labbro di giglio, naso vermiglio, guance fiorite d'oro".
Particolare rilievo viene dato anche alla sfera uditiva: la musica e le danze spesso fanno da sottofondo musicale alla storia: "le hai cantato smaniosi madrigali", "canto d'allodola", "elfi e fate, in lievi danze (.) volteggiate; e meco intanto modulate questo canto".
C'è anche un'altra musicalità da considerare, che però è presente solo nel testo in lingua originale: è la musicalità delle parole e delle rime, che purtroppo viene meno nella traduzione, attenuando così l'effetto di un'atmosfera magica e incantata.
L'amore, che è la tematica portante, in alcuni tratti viene accostato a immagini estremamente belle e poetiche: "E allorquando la scelta fu adeguata, o guerra, o morte, o infermità si posero sempre ad assedio dell'amore: ed esso fu momentaneo come suono, labile come ombra, corto come sogno".
Al tema dell'amore si aggiunge anche quello dell'amicizia e ancora una volta l'autore scrive versi poetici: "amica ingrata! (...) le nostre confidenze, le promesse d'amor fraterno, l'ore insieme scorse (.) hai tu posto in oblìo? (.) Insiem crescemmo come ciliegia duplice, divisa solo in sembianza, gemina unità; come due tonde bacche su uno stelo: con due corpi apparenti ed un sol cuore".
L'amore, l'amicizia, la delusione e il dolore sono tutte tematiche che trovano ampio spazio nell'opera; e ad amalgamarle è la dimensione fantastica e magica, che Shakespeare in modo suggestivo è riuscito a creare.
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